Civita di Bagnoregio

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Civita di Bagnoregio, Il Paese che muore.

Uno dei borghi più belli di Italia è la splendida Civita di Bagnoregio, un gioiello posto sullo zenith di una roccia isolata dal resto della valle.

La navetta vi scenderà in una piccola piazza (che attraverserete obbligatoriamente anche se venite a piedi) e da qui ci immettiamo in un giardino che si affaccia direttamente sul dirupo che separa Civita da Bagnoregio: il Belvedere di S. Bonaventura.

Prendetevi qualche minuto per ammirare la suggestiva bellezza del paesaggio della Valle dei Calanchi e comprenderete perché Civita viene chiamata Il Paese che Muore.

Le argille lasciate dalle acque marine per millenni sono state ricoperte dai tufi, ceneri e i lapilli eruttati dai vulcani Volsini che hanno creato così la Valle dei Calanchi e la roccia su cui è stata edificata Civita, un colle tufaceo cuneiforme a443 metri s.l.m., stretto fra i due profondi burroni del Rio Chiaro e del Rio Torbido.

Questa roccia, per le sue caratteristiche, è vittima dell’erosione e sta sgretolando la città, in origine molto più grande di come appare oggi davanti ai nostri occhi.

Mezzo paese è franato nel terribile terremoto del 1695, che cancellò anche l’antica strada di origine romana che portava alla Civita. Vi era sicuramente una cattedrale, risalente all’alto medioevo, di cui restano solo le fondamenta, completamente scomparsa a seguito del terremoto.

In origine, Civita era collegata per via di una mulattiera a Bagnoregio fino a quando il processo di erosione ha comportato il cedimento delle argille e la creazione di un enorme solco tra le due città.Questo fenomeno tutt’oggi in corso dà origine a periodici cedimenti del terreno che rischiano di far scomparire questo antico borgo, da qui l’appellativo La Città che Muore.

Scattate le foto di rito, può iniziare la camminata verso Civita scendendo le scale poste sulla destra del giardino che conducono all’ingresso del ponte inaugurato nel 1965 (il precedente fu fatto saltare dai tedeschi nel 1944).

Ricordatevi, soprattutto se è una giornata di sole e caldo, di portarvi dietro una bottiglia di acqua ed un cappello saranno i vostri migliori alleati per affrontare le fatiche del ponte (sia all’andata che al ritorno).

L’accesso al borgo è a pagamento (sul sito https://www.promotuscia.it/visitare-civita-di-bagnoregio-biglietto trovate info su chi ha diritto all’accesso gratuito) ed il biglietto si acquista direttamente all’ingresso del ponte.

In origine, Civita aveva ben cinque porte di accesso che, nel corso dei secoli, sono stati resi inutilizzabili dal progressivo smottamento e dall’erosione. Porta Santa Maria è stata anche la prima porta di ingresso a Civita che fu scavata nel Tufo dagli Etruschi; l’aspetto attuale risale al periodo medievale. Civita ha infatti origini antichissime. La zona fu abitata sin dall’epoca villanoviana (IX-VIII secc. a. C.). In seguito vi si insediarono gli etruschi, che fecero di Civita (di cui è sconosciuto l’antico nome) una fiorente città favorita dalla posizione strategica e grazie alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo. Sotto la porta di ingresso si possono ammirare le splendide decorazioni di leoni che schiacciano alcune figure umane: sono il simbolo degli abitanti di Bagnoregio che schiacciano i tiranni.

Appena entrati nel paese si rimane incantati dal suo aspetto senza tempo, con i palazzi medievali abbracciati dagli stretti vicoli che si intersecano come un labirinto. Un esempio, forse unico in Italia, di villaggio tardo-medievale rimasto immutato nel tempo.

Non vi segnalerò un percorso da fare ma al contrario, lasciandovi guidare dalla curiosità, vi consiglio di girare per tutte le piccole stradine del centro storico caratterizzato da archetti, cortili e piazzette, e da case medievali e rinascimentali, di osservare i tanti giardini privati ricchi di fiori e di affacciarvi sulla vallata dai vari punti panoramici.

Vi troverete sicuramente ad attraversare Piazza San Donato, la piazza più grande e centro del paese,

caratterizzata dalla presenta di una breccia mista a terriccio al posto della pavimentazione. Si ha la sensazione di essere improvvisamente piombati indietro almeno di quattrocento anni. Infatti, qui a giugno si svolge il simpatico Palio della Tonna. Una festa di origine medievale che vede i fantini sfidarsi in un’acerrima e rocambolesca corsa ad anello.

La piazza è dominata dalla mole dell’ex-Duomo di San Donato, costruito sul sito di un antichissimo tempio etrusco,le origini risalgono al VII secolo anche se l’aspetto attuale è cinquecentesco.Fu sede vescovile dall’anno 600 per oltre mille anni, fino al 1699 quando a causa del terremoto del 1695 la sede fu trasferita a Bagnoregio. La chiesa è un magnifico esempio di architettura cinquecentesca viterbese e al suo interno si può ammirare uno splendido crocifisso in legno realizzato in area fiamminga alla fine del XVI secolo. La sera del Venerdì Santo, la scultura viene portata in processione a Civita di Bagnoregio. La tradizione vuole che essa ritorni assolutamente entro mezzanotte al borgo, pena la sua acquisizione da parte dei “cugini” bagnoresi.

Sempre sulla piazza, si affaccia Palazzo degli Alemanni (uno dei palazzi nobiliari assieme a quello dei Colesanti e dei Bocca) al cui interno si può visitare il Museo geologico e delle frane, tratta una vasta gamma di discipline, dalla geologia alla sismologia fino all’archeologia, illustrando il particolare rapporto tra Civita e il suo territorio, con una grande attenzione al tema del dissesto idrogeologico.

Imperdibile la visita al punto estremo della città dove si ha uno dei belvederi più spettacolari, il Giardino del Poeta, è un giardino perfettamente tenuto che si affacciata direttamente sullo strapiombo dei Calanchi, da dove si può ammirare una meravigliosa vista su tutta la Valle dei Calanchi. Il Giardino del Poeta è privato ma aperto al pubblico, l’ingresso libero ma è gradita un’offerta quale contributo alla sua manutenzione oppure un acquisto nel piccolo negozio posto all’interno dove si trovano i prodotti biologici tipici della Tuscia dell’Azienda Agricola Campomoro (che lo gestisce).

Se durante la visita ci prende fame non c’è che l’imbarazzo della scelta! Il centro storico è ricco di piccoli ristorantini, bar e gelaterie sparsi in ogni angolo dove si possono gustare le pietanze tipiche della Tuscia.

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