Porto Venere

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Porto Venere

Portovenere, tra storia e vedute bellissime

Patrimonio Unesco nel Golfo dei Poeti

Le prime datazioni storiche del magnifico borgo ligure risalgono a Claudio Tolomeo (150 d.C.) e all’Itinerario Marittimo (Itinerarium Maritimum Imperatoris Antonini Augusti) dell’imperatore Antonino Pio del 161 d.C.).

Il nome Portus Veneris derivava da un tempio dedicato alla dea Venere Ericina, che si trovava dove ora sorge la chiesa di San Pietro. Il nome era probabilmente legato al fatto che, secondo la tradizione, la dea era nata dalla spuma del mare, abbondante proprio sotto quel promontorio.

Da località di pescatori, quale originariamente era, Porto Venere divenne base navale della flotta bizantina, ma fu assalita e distrutta dal re Rotari dei Longobardi nel 643 d.C e tra i secoli VIII e XI subì incursioni normanne e poi soprattutto di pirati saraceni.

Dal X secolo possedimento feudale dei signori di Vezzano, furono gli stessi a cedere il feudo, probabilmente nel 1139 a Genova che già nel 1113, come testimoniamo alcuni documenti, aveva edificato un quadrangolare castello sulla punta meridionale del promontorio dell’Arpaia.

Porto Venere sarà per Genova il borgo fortificato e colonia di cittadini genovesi con il compito di essere base della guerra di corsa contro Pisa e di coprire l’avanzata genovese in val di Vara e in Lunigiana.

Intorno alla fine del XIV secolo le discordie interne della Repubblica di Genova finirono con il provocarne il declino e la fine dell’indipendenza: Porto Venere divenne così possesso del Regno d’Aragona, secolare nemico di Genova. 

Nel XV secolo, venne respinto assalto delle truppe aragonesi del re Ferdinando II di Napoli, comandate da suo fratello Federico nel 1494.

Alla caduta della Repubblica di Genova, nella nuova Repubblica Ligure Porto Venere fece parte, dal 2 dicembre 1606, del Dipartimento del Golfo di Venere, con La Spezia capoluogo.

Facendo un balzo in avanti quando la Liguria fu annessa all’Impero francese, dal 13 giugno 1805 al 1814, Porto Venere venne inserita nel Dipartimento degli Appennini.

Nel 1815 Porto Venere entrò nel Regno di Sardegna, secondo le decisioni del Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861. Dal 1859 al 1927 il territorio fu compreso nel I mandamento di Spezia del Circondario di Levante che faceva parte della provincia di Genova prima e, con l’istituzione nel 1923, della provincia della Spezia poi.

Concludiamo questa rapida carrellata sulla storia di Porto Venere segnalando che nel 1998 ha ottenuto per i suoi beni architettonici e naturalistici l’ingresso nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità tutelati dall’Unesco.

Una curiosità riguardo alla città è che nonostante tutti la conoscano come “Portovenere”, in realtà il suo nome è “Porto Venere”. Questo borgo incantato si trova sulla punta di un lembo di terra che va a formare il golfo di La Spezia, anche conosciuto con il nome di Golfo dei Poeti.

Palazzata a Mare

E’ la prima immagine che si vede arrivando a Portovenere.

Sull’area fronte mare si trova la nota Palazzata a Mare, ovvero un insieme di edifici stretti gli uni negli altri che, alti, si affacciano verso l’orizzonte. Lo spettacolo di queste case è molto suggestivo: le differenti larghezze delle facciate, così come le altezze disomogenee e i colori pastello che si alternano tra di loro. Nota anche come case-torri, fu voluta dalla Repubblica di Genova che, attraverso questo muro di edifici riusciva a proteggere la parte più interna dell’abitato di Portovenere. Le fondamenta delle case sono saldamente ancora nelle rocce e le finestre sono numerose ma piccole, in maniera tale da impedire un accesso massiccio di persone tramite questi pertugi. Ad aumentare ulteriormente la sicurezza c’è la mancanza di orpelli sulle facciate delle case che, di fatto, impedivano la possibilità di arrampicarsi sui muri esterni.

Questa tecnica costruttiva di protezione venne valutata estremamente efficace, tanto da essere replicata in altri insediamenti della Repubblica Genovese lungo il mar Mediterraneo.

Davanti al centro storico di Portovenere ci sono le tre isole Palmaria, del Tino e del Tinetto. Nel 1997 la città e le sue isole sono state inserite tra i Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO insieme alle Cinque Terre.

La nostra passeggiata inizia fuori da Porta del Borgo.

Questa entrata è posta sulle mura che circondavano il borgo erette nel 1161 dopo che il paese venne ceduto alla repubblica di Genova, come si può leggere su un’iscrizione sulla porta stessa.

Da notare sopra la volta dell’arco lo stemma raffigurante le tre torri e il cartiglio in marmo” Colonia Januensis 1113″ per ricordare la dominazione genovese.

Mentre in basso, a sinistra, non tutti sanno che si trova una delle “misure” in marmo per granaglie e vino collocate per la verifica dei dazi d’entrata risalenti al 1606.

Sopra tale misura si nota la lapide marmorea fatta apporre dal Podestà Pietro di Negro a ricordo della vittoria da parte della flotta genovese all’isola Palmaria nel 1242 contro i pisano-imperiali venuti all’assalto di Porto Venere.

Sulla sinistra rispetto alla porta d’entrata abbiamo la ” Torre Guardiana”, conosciuta come “Torre Capitolare”. Essa è caratterizzata da un paramento murario a bugnato rustico con conci appena sbozzati, ingentilito nei primi piani da bifore e trifore che oggi rappresentano lo stemma del comune di La Spezia.

Varcando Porta del Borgo guardate subito al suo interno sopra alla porta, in alto, in una grande edicola si trova un affresco quattrocentesco raffigurante la “Madonna Bianca”, patrona del paese. Questo affresco fu scoperto nel 1896 ed ha subito numerosi restauri a partire dal primo, avvenuto nel 1929.

Da qui si accede in Via G. Capellini, che è la via principale del centro storico ricca di botteghe artigiane e di botteghe dove trovare cibi tipici del posto quali coni di fritti, focacce liguri e pesti, assolutamente imperdibili!

Percorriamola fino in fondo per finire nel piazzale Spallanzani, dove si trova anche la parte più antica di tutta la città di Portovenere.

Da qui si può godere di una meravigliosa vista sul mare, sia a sinistra che a destra, da questo lato ancora più affascinante grazie all’affaccio su finestre resti delle antiche mura che proteggevano l’antico abitato e risalenti ai primi secoli dopo Cristo, qui troviamo anche una porta che conduce ad una scalinata che permette di osservare la Grotta Arpaia, ribattezzata di Grotta di Byron in quanto il poeta inglese Lord Byron in questa grotta era solito rifugiarsi per meditare.

Sul piazzale Spallanzani si affaccia anche la bella chiesa di San Pietro.

A colpire della chiesa non è solo l’insolita architettura, ma anche la posizione: costruita sulla roccia è dotata anche di un piccolo terrazzo dal quale si può guardare il mare e la fine dell’isola Palmaria.

La chiesa di San Pietro è composta di due edifici collegati tra loro: il primo, in stile romanico, venne consacrato nel XII secolo e l’altro in stile gotico-genovese fu costruito durante il XIII secolo. La costruzione originaria, sulla quale è stata edificata la chiesa, risale invece al V secolo.

Riprendiamo la nostra passeggiata per dirigersi verso il Castello, salendo si passa per il famoso Santuario della Madonna Bianca (il nome originale è Chiesa di San Lorenzo).

La sua facciata romanica fu costruita dai famosi Magistri Antelami tra il 1116 ed il 1130.

Si tratta di una chiesa piuttosto grande che si sviluppa principalmente in lunghezza.

In 868 anni dalla sua apertura al culto, San Lorenzo ha mantenuto l’ancestrale struttura a tre navate con arcate a tutto sesto, portate su colonne in pietra nera, alcune sostituite nel 1582 da colonne in marmo bianco di Carrara.

In origine, sembra che vi sorgessemun tempio pagano dedicato a questo al Dio Giove. Il nome di Santuario della Madonna Bianca risale invece ad un fatto miracoloso avvenuto nel 1399, quando la città di Portovenere fu invasa dalla peste. Un abitante del luogo, davanti a un dipinto di una Madonna dalla pelle chiarissima, la implorò di far sparire la malattia dal paese. Subito il quadro rispose all’uomo illuminandosi e facendo risplendere i suoi colori. Nel giro di poche ore la peste era debellata da tutto il paese, così interpretando questo fatto come miracolo, il dipinto venne trasferito nella chiesa di San Lorenzo dando vita a un fenomeno di pellegrinaggio in visita al quadro.

Ancora oggi si ricorda questo avvenimento, durante la celebrazione del patrono di Portovenere il 17 di Agosto e ancora oggi è possibile vedere la pergamena raffigurante la Madonna Bianca, custodita all’interno della chiesa.

Continuiamo la salita verso il Castello Doria e dalla piazza San Lorenzo si percorre la piccola stradina che dopo una lieve discesa riprende a salire.

Prima di arrivare al Castello Dorio, però, si incontreranno i mulini.

Si tratta dei resti di due basse torri che venivano utilizzate per gli avvistamenti. Non a caso si trovano in una posizione panoramica con la vista sul mar ligure. Nel corso dei secoli venne cambiato il loro utilizzo trasformandoli in mulini a vento utili per macinare le farine. Ancora una volta la loro posizione si rivelava strategica anche per questo nuovo utilizzo.

Oggi ne restano solo i ruderi delle forme originarie.

Si giunge così finalmente al Castello Doria, il punto più alto di Porto Venere. Questa enorme roccaforte fu fatta costruire dai genovesi nel 1161. Il corpo più alto del Castello, con la sua porta monumentale che da accesso alla cortina-baluardo e la grande sala “ipostila” a pianta rettangolare, appartengono al periodo della ricostruzione del 1458. La sua forma è insolita, si tratta di una pianta pentagonale con il bastione sud che si protrae verso il mare. Questa è l’unica attrazione di Portovenere ad essere a pagamento.

Sia dal Castello che dai Mulini si gode la meravigliosa vista sul promontorio dove spicca la Chiesa di San Pietro.

Buona passeggiata.

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